Gli Skypecast e l’inferno dantesco (sottotitolo: non aprite quella chat!)

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Sabato scorso ho provato gli Skypecast. L’idea mi è venuta su suggerimento di un amico. E così mi sono spostato dalla mia linuxbox a windows per avviare l’ultima versione di Skype. L’esperienza è stata a dir poco singolare. Ho provato quattro Skypecast diversi. Uno dove si parlava di informatica, uno dove si faceva amicizia, e un paio per parlare liberamente di tutto. Perché proprio questi? Beh, perché praticamente non c’era altro.

Il funzionamento di uno Skypecast è semplice. E’ una specie di audioconferenza tra perfetti sconosciuti. Nei primi secondi cerchi di ambientarti un po’. Resti all’ascolto, cerchi di capire di cosa si sta parlando e cominci subito a farti un’idea delle persone che stanno partecipando alla discussione. Poi, se hai qualcosa da dire, chiedi la parola e ti butti. In genere a quest’ultimo passaggio non ci si arriva neanche perché già dalle prime battute ci si rende spesso conto del girone infernale nel quale si è caduti. Trovi di tutto: iracondi, accidiosi, ruffiani, sodomiti. Di gente normale non ce n’è molta e di certo non interviene in queste discussioni. Ecco com’è andata.

Entro nel primo Skypecast. Siamo in pochi. C’è un tizio che spiega l’informatica base ad un altro tizio. Ascolto per qualche minuto e poi, non interessato al tema, mi disconnetto. Tutto abbastanza tranquillo comunque, anche se profondamente noioso.

Mi connetto al secondo Skypecast. Non passano neanche dieci secondi che sento già le prime imprecazioni di un uomo in preda al delirio. Lo bannano. “Bene!” dico io, “Così si ristabilisce l’ordine”. Ordine che praticamente non esiste. Si sente della gente che farfuglia qualcosa, che fa esplicite allusioni sessuali, che fa giochi di parole di bassissimo livello, che dà del “caro” o del “tesoro” a gente che neanche conosce e che, con inflessione dialettale e “impercettibile” accento gaio, chiede a chi ha appena preso la parola se è libero o sposato. La conversazione è assolutamente priva di contenuto, eppure ci sono trenta persone e anche più. Esce fuori una ragazza che se la prende con un tizio che le sta mandando delle foto strane, ambigue.* Passano diversi minuti, ma la situazione non cambia. Dentro quella chat trovo di tutto: gente disturbata sessualmente, gente disturbata e basta, gente disperata, che farfuglia qualcosa, che fa battute da bettola. Ok, ne ho abbastanza. Esco ed entro nel terzo Skypecast.

Qui i primi dieci minuti passano tra un “Mi sentite?” e un “Chi sei?”, tra un “Chi è quel cretino che sta parlando al cellulare e ha lasciato acceso il microfono?” e un “Posso parlare? Scusate posso parlare? Posso parlareeeee?!”. Le voci si accavallano e più che una conversazione sembra una puntata del Processo di Biscardi. Esce fuori un tizio che comincia a rompere le balle. La ragazza che gestisce lo Skypecast lancia (giustamente) un’invettiva nei confronti di questo pazzo evidentemente colpito da dissociazione isterica che, non contento, continua a ricollegarsi cambiando nickname e tono della voce. Si è pure finto donna! Prima con accento americano, poi italiano. E’ talmente rincoglionito che cambia il nick, ma non il suo profilo, facendosi sgamare ogni volta. Ed ogni volta viene puntualmente riconosciuto e bannato. Nel frattempo, una signora (che poi scoprirò avere circa 50 anni) mi contatta via chat tradizionale (scritta) e con la scusa dei problemi all’audio attacca bottone e mi chiede l’età. Annoiato e un po’ disgustato, saluto ed esco.

L’ultimo Skypecast è quello più normale. Ci sono dei ragazzi che stanno chiacchierando del più e del meno. Parlano di windows e di computer. La cosa paradossale è che in questa chat c’è meno partecipazione che in quella dei deviati. Dopo dieci minuti ancora non posso affermare di aver assistito ad una discussione di senso compiuto, ma se non altro tono e modi sono semplici e tranquilli. L’audience sale quando è una donna a parlare, segno che l’istinto animale dell’acchiappo è sempre presente ed è comunque quello che porta la maggioranza delle gente a partecipare ad uno Skypecast.

Il test finisce qui. Esperienza davvero deludente. E’ triste vedere come una buona idea venga interpretata in modo così viscido, perlomeno qui in Italia. Gli argomenti per i quali varrebbe la pena di parlare non vengono neanche presi in considerazione. Lo scopo principale è fare amicizia, per utilizzare un termine edulcorato. Niente di male in questo, ovviamente. Anzi. Il problema è come lo si fa! Tante, troppe frasi fuori luogo, volgari, grossolane. Di sicuro un mezzo di comunicazione non adatto ai minorenni.

Alla fine però, una discussione interessante l’ho trovata! Trattava di viaggi e gente che vive all’estero. Si parlava in modo calmo, pacato, e con ordine. E le cose che raccontavano i partecipanti erano piuttosto interessanti! Oooh finalmente!

Questo per dire che ci sono Skypecast brutti e Skypecast belli. Purtroppo i primi sono ben più numerosi e frequentati.

*Per una donna situazioni del genere devono essere un incubo. Non le invidio affatto.

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3 pensieri su “Gli Skypecast e l’inferno dantesco (sottotitolo: non aprite quella chat!)

  1. Rivolto a chi ha postato questo titolo: “Gli Skypecast e l’inferno dantesco (sottotitolo: non aprite quella chat!)”

    Sono d’accordo con te.Infatti è molto deprimente constatare che non potremo mai risolvere i problemi italiani con una fauna umana del genere che sottolineavi.Se è vero che per una statistica basta un numero congruo di intervistati, direi che le skypecast (ma anche altre chat, vedi paltalk)sono uno specchio molto verosimile delle miserie umane.Peccato che tu non sia mai capitato/a nella mia cast.Nella mia cast(penso senza presunzione), ho sempre cercato di mettere al corrente la gente di una grande truffa, il “signoraggio bancario”, ma ho sempre avuto pochissimi partecipanti.Secondo me perchè il cervello anchilosato della media degli italiani, non ce la fa a ristabilire i collegamenti delle sinapsi dopo il lungo tempo inattive.Il bello è, che davo anche la soluzione di questa ladroneria, il “signoraggio”, e cioè una “moneta complementare”, altro tema che la stragrande maggioranza degli italiani non conoscono ma che invece è tangibile sul nostro territorio (ed europeo).Da moltissimo tempo dedico ore a documentarmi sui due aspetti quì descritti, per cui penso di essere un discreto esperto, però sono convinto che, se discutessi su quale squadra sarebbe bene giocasse kakà avrei la cast piena di imbecilli (odio il calcio e tutto ciò che trasmette).

    alvise.manicardiCHiocciolaALice.it

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