La storia di quei 75 MLD di dollari che la Microsoft distribuì agli azionisti

Ricordate quella colossale distribuzione di dividendi che qualche anno fa la Microsoft riconobbe a tutti gli azionisti? Era il 2004 e la società di Bill Gates annunciò la più grande distribuzione di denaro in contante di tutta la storia delle politiche aziendali. Leggendo un vecchio articolo dell’Economist ho riscoperto l’argomento e trovato le motivazioni che spinsero i manager a quella scelta.

Nel 2004 le opportunità di investimento dell’impresa erano diminuite e per tale motivo la società decise di distribuire liquidità agli azionisti piuttosto che investirla in progetti a VAN negativo (cioè in probabile perdita, ossia i cui ricavi non sarebbero stati in grado di coprire gli investimenti).

Fatto: la Microsoft era (ed è) la più grande impresa di software a livello mondiale e generava liquidità al ritmo di un miliardo di dollari al mese. La società arrivò ad un punto in cui la tesaurizzazione di liquidità (l’accumulo di ricchezza senza il reimpiego in investimenti produttivi) era esagerata. Così, il 20 luglio annunciò l’intenzione di voler distribuire una quota della sua ricchezza ed optò per la distribuzione agli azionisti in varie forme per un ammontare senza precedenti: 75 miliardi di dollari. Una parte, 32 miliardi, sotto forma di dividendo straordinario. Un’altra parte attraverso il riacquisto di azioni proprie per un ammontare di 30 miliardi di dollari in quattro anni. La parte restante in un raddoppio di quello che era il dividendo corrente, con pagamento trimestrale.

L’operazione venne giudicata più che positivamente per la matura analisi compiuta dalla Microsoft in riferimento al suo ruolo nel settore ed alle prospettive future.

Ora, ci sarebbe da fare tutto un discorso un po’ più tecnico sul perché scelsero quelle tre forme di distribuzione ed in quelle quantità. Quel che conta però è che, fossimo stati azionisti della Microsoft a quei tempi, di sicuro oggi la guarderemmo in modo mooolto diverso. :D

Altre interviste a Matt Mullenweg (Mr WordPress)

Sabato scorso a Milano si è tenuto il primo WordCamp italiano ed il grande Matt Mullenweg era presente. Ancora rosico per il fatto di non aver partecipato all’evento. Per fortuna la rete pullula di testimonianze, foto e video. Per il buon Matt non c’è stata pace: manco Frank Poncherello ai tempi di CHiPs aveva cotanto seguito.

Segnalo le interviste di Intruders.tv e Apogeo (che embeddo qui sotto).

10 motivi per leggere e apprezzare IHT.com

International Herald Tribune

L’International Herald Tribune è un giornale che apprezzo particolarmente, sia per la qualità e l’oggettività dei suoi articoli, sia per il respiro internazionale che questi hanno. Essendo un po’ la costola europea del New York Times, da quest’ultimo eredita buona parte dei contenuti, pur mantenendo una propria redazione (con sede a Parigi) ed una impostazione personale.

Il giornale in Italia viene distribuito nella versione cartacea, in inglese ovviamente, stampata nei pressi di Bologna. Il prezzo purtroppo non è basso se paragonato ai quotidiani italiani: 2.50 euro, più del doppio. Un difetto non da poco, soprattutto se si considerano le grandi economie di scala prodotte dalla tiratura (un unico giornale venduto in oltre 180 paesi) e dall’impiego di qualche articolo del NYT. Senza poi dimenticare che lo stampano qui dietro l’angolo, e che quindi non ci sono costi di spedizione internazionali da sostenere.

La buona notizia è che il sito web del giornale, IHT.com, non ha nulla da invidiare alla versione cartacea ed anzi offre contenuti aggiuntivi molto interessanti in modo completamente gratuito. Ecco dunque 10 buoni motivi per leggere le notizie dal sito dell’International Herald Tribune:

  1. Ordine e pulizia: la homepage è pulita, semplice, elegante, ben organizzata e con poca pubblicità. Mi dispiace un po’ dirlo, ma è l’esatto opposto delle homepage dei quotidiani italiani, talmente confuse, asimmetriche e piene di pubblicità da rendere estremamente difficile la consultazione;
  2. Internazionale: diciamoci la verità, l’Italia è un paese piccolo, molto piccolo, l’1% della popolazione mondiale. Fatti e avvenimenti sono più o meno sempre gli stessi e le baruffe politiche portano via una grande fetta dell’informazione. Meglio dunque impiegare il tempo che abbiamo in modo più produttivo, saltando gli articoli sulle ultime dichiarazioni di Corona o della Falchi per passare piuttosto a leggere quello che accade nel resto del mondo e in particolare in Europa;
  3. Il lettore è al centro di tutto: non solo i commenti dei lettori agli articoli sono bene accetti, ma vengono anche riassunti e messi in evidenza nell’apposita sezione Reader Discussions. In più, per ogni articolo pubblicato, sono disponibili strumenti come il sintetizzatore vocale per la lettura della notizia, il traduttore, la possibilità di aumentare la dimensione dei caratteri del testo, ed i collegamenti a servizi Web 2.0 come Del.icio.us, Digg e Facebook;
  4. Editoriali ed Approfondimenti: proprio come nella versione cartacea, anche la versione elettronica può contare su Editoriali e Report Speciali;
  5. Connessione con il NYT: l’IHT eredita parte degli articoli (i più interessanti) del più importante giornale americano, il New York Times. Collaborazione che si estende a blog specializzati come BitsThe Opinionator e DealBook;
  6. Blog: ai blog del NYT appena elencati si aggiungono quelli dei giornalisti interni all’IHT, focalizzati su argomenti specifici, come Globespotters per chi ama viaggiare, Business of Green per chi si interessa di clima e ambiente, Raising the Roof per chi compra/vende/affitta case, Formula One per gli appassionati di F1;
  7. Video e Podcast: il sito propone ogni giorno nuovi video su notizie dal mondo, tecnologia, economia, moda e politica. In più dalla sezione AudioNews si accede gratuitamente ai podcast;
  8. Link ad altri giornali: a seconda della sezione non mancano richiami, proposte e suggerimenti ad articoli scritti su altri importanti giornali stranieri come Der Spiegel per la sezione “Europe”;
  9. Grandi firme giornalistiche: nel corso degli anni oltre 117 premi Pulitzer hanno scritto articoli per i giornali del gruppo New York Times Company;
  10. Aperto e gratuito: vi pare poco? :)

L’usabilità, questa sconosciuta: Windows Live What?!

Menu di Windows Vista

Dicesi Usabilità:

L’usabilità è definita dall’ISO come l’efficacia, l’efficienza e la soddisfazione con le quali determinati utenti raggiungono determinati obiettivi in determinati contesti. In pratica definisce il grado di facilità e soddisfazione con cui l’interazione uomo-strumento si compie.

La domanda, per quelli di voi che non hanno mai “visto e vissuto” Windows Vista, è: “Che differenza c’è?”.¹ La risposta è: “Nessuna!”. Sotto normali condizioni le varianti Live (leggermente più evolute e con più funzioni) dovrebbero sostituire le vecchie versioni installate. Invece le vanno ad affiancare, provocando fenomeni di bradisismo mentale nelle persone metodiche e scatti d’ira in quelle iraconde. La motivazione scientifica di tale scelta è: “Vattelappesca”.

Per chi vuole saperne di più su Hotmail / Windows Live Hotmail  / Windows Mail / Windows Live Mail / Windows Live Windows Live Mail Live *.*, consiglio questo articolo. Ecco un estratto di un estratto, o se preferite, un Windows Live Estratto:

“Will this be the last time Microsoft creates a bunch of different apps that serve almost the same purpose? Probably not. First imaging software, then mail clients… I wonder what will be next? It also remains to be seen if this is the last time Microsoft plays ‘Pin the Name on the Mail Client.’ Hopefully it is, for all our sakes.”


¹ Sto studiando da paragnosta.

Spot Nike: Take It To The Next Level

Solitamente non mi occupo di pubblicità e advertising.¹ Stavolta però farò un’eccezione, perché questo nuovo spot della Nike è uno spettacolo!

Il giocatore che spara le manate in faccia non poteva essere che Materazzi. :D Qui c’è la versione ad alta risoluzione. Il regista è Guy Ritchie (il tizio sposato con Madonna, N.d.Sora Lella). Secondo voi il soggetto dello spot è inventato o si tratta di un vero giocatore dell’Arsenal (in tal caso, quale olandese)?


¹ Anche perché, al contrario di quella che è l’opinione comune, il marketing non è questo. Il marketing è prima di tutto analisi di mercato, raccolta dati e studio analitico, statistica, programmazione ed elaborazione di una strategia (della quale poi l’advertising è uno dei tanti componenti).

Marketing e Open Source [IMHO] #3: Imparare senza imitare

T. S. Eliot: “I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano.” (Philip Massinger, The Sacred Wood)

Pablo Picasso: “I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano.

Igor Stravinskij: “Un buon compositore non imita: ruba.

Talmente vero che la versione di Thomas Stearns Eliot è l’unica con una fonte certa. Le altre affermazioni sono state attribuite senza “garanzia”.

Tre difensori illustri dello stesso concetto. L’assoluzione preferita dagli artisti, che come una benedizione cala dall’alto e monda le coscienze dei peccatori o presunti tali. La verità è che non c’è nulla di cui stupirsi: da sempre innovare vuol dire soprattutto prendere spunto e/o migliorare qualcosa che già esiste (innovazione incrementale). Senza andare troppo indietro nel tempo, all’alba della piccola rivoluzione prodotta da Apple con iPhone, il manager della Nokia Anssi Vanjoki disse ai reporter:

If there is something good in the world then we copy with pride.

Se al mondo c’è qualcosa di buono allora lo copiamo con orgoglio.

Non solo. Fu lo stesso Steve Jobs a dire in un’intervista:

We have always been shameless about stealing great ideas.

Canonical studia per diventare grande. La nuova pagina di presentazione di Ubuntu migliora nell’organizzazione, ispirandosi chiaramente alla struttura del sito Apple. Del resto, se si deve dare una svolta alla comunicazione da qualche parte si dovrà pur cominciare, ed è giusto prendere spunto dai migliori.

ubuntu-vs-osx

Clicca per ingrandire

La pagina si presenta pulita e ben organizzata. Purtroppo le informazioni non sono particolarmente esaustive e manca quel qualcosa in più, una scintilla, che potrebbe evitare l’ennesima riproposizione di una comunicazione asettica.

Perché non segnalare quelle piccole chicche che solo Linux può offrire, come “Raggruppa finestre in schede” (il mio cavallo di battaglia) o come la cartella “Modelli”? E magari cogliere l’occasione per segnalare che i “Desktop Virtuali” sono nati e si sono affermati proprio con Linux?

Insomma, c’è ancora molto da perfezionare, ma le premesse sono più che buone. Nel frattempo mi sto convincendo sempre di più di una cosa: a cominciare dalla versione 8.10 ed alla fine dei prossimi 3 aggiornamenti Ubuntu sarà veramente pronto per il grande pubblico. E non parlo di quell’ “essere pronto” che viene chiamato in causa e frettolosamente sprecato in tutte le recensioni del giorno dopo (l’uscita della nuova versione). Spero di non essere costretto a rivedere le previsioni, al massimo spero di essere smentito dall’anticipato verificarsi degli eventi. ;)

Il Keynote di Fake Steve Jobs al Web 2.0 Expo

Lo scorso venerdì Daniel Lyons, giornalista di Forbes, è stato il protagonista di uno spassosissimo keynote al Web 2.0 Expo. Venticinque minuti durante i quali ha spiegato com’è nata l’idea del blog Fake Steve Jobs ed ha dato prova di essere un vero mattatore prendendo in giro tutti i protagonisti dell’IT.

Interessante notare come il suo blog sia divenuto una specie di piattaforma per i commenti e le battute dei lettori, come lui stesso la definisce (io parlerei più di “piazza virtuale”). Ciò accade anche grazie al widget PhotoCrank, che permette ai visitatori di aggiungere commenti alle immagini pubblicate nel blog.

Qui sopra trovate il video della parte centrale del keynote, mentre qui potete trovare i primi minuti del discorso. Purtroppo l’inglese di Lyons non è di facile comprensione. Su Cnet è disponibile il riassunto del discorso.

Ma che caspita dici?!

Continuo a pensare a questa vecchia dichiarazione dell’ex ministro Bianchi sul caso Alitalia rilasciata qualche settimana fa.

Da Repubblica.it del 23/03/08:

Alitalia ha risorse e liquidità per vivere per tutto il 2008.
(…)
Non c’è motivo di affrettarci - ha detto ancora il ministro - ci sono molte ragioni che lo sconsigliano, intanto perchè bisogna evitare che la gatta frettolosa faccia gattini ciechi, poi siamo in prossimità delle elezioni e infine credo che come in tutte le trattative bisogna portare avanti quella con Air France con la pazienza e con la determinazione che serve. E intanto aprire l’altra perchè questo ci può consentire di avere due offerte e scegliere la migliore.

Come si fa a dire una roba del genere? Per di più andando a smentire quanto detto da una persona autorevole come Padoa Schioppa?! Il discorso sulle elezioni ci può stare (come abbiamo visto), ma tutto il resto… La società è in rosso da una vita, sopravvive grazie agli aiuti di stato, non rilascia dividendi agli azionisti dal ‘99, ed ogni giorno che passa brucia liquidità. E mi vieni a dire che non c’è fretta? Che l’azienda ha ancora un po’ di autonomia (risorse non sue, perché se fosse campata solo sul capitale proprio da quel dì che sarebbe fallita) per arrivare alla fine del 2008? Che bisogna fare le cose con caaalma?

No comment.

Matt Mullenweg dice la sua su blog e pubblicità

A differenza di Zuckerberg, che a giudicarlo dalle interviste video sembra più un timido studente che un imprenditore milionario, Matt Mullenweg (fondatore di WordPress e Automattic) è un dritto. Si muove molto bene, sa quello che dice e sa come dirlo. L’ultima intervista (video) fatta da All Things Digital è molto interessante. Questi i punti salienti.

Differenze tra blogging e social-networking:

I like our position, because it’s about content, it’s not around photos or people trying to connect to each other. It’s traditional content much the way the media business has operated for a long, long time.

Sulla pubblicità:

I hope the ad formats evolve to something a little more tasteful, because many of them can be kind of garish and some of them start to feel like the Las Vegas Strip.

Sempre sulla pubblicità:

I’m thinking about it, but it’s not what I’m most passionate about. (…) Monetization is something we think about, but I don’t think we’ve had any brilliant ideas.

Apprezzo in particolare la prima affermazione e l’onestà nell’ultima.

P.S. Per gli utenti WordPress.com sono in arrivo “Possibly Related Posts” in collaborazione con Sphere ed un nuovo tema personalizzabile.

Rebus (1,6,6,1,2,10)

La soluzione è a questa pagina.


p.s. sono passati già 6 mesi??

Il fenomeno dei Cent Shop: caratteristiche di un successo

la catena di Cent Shop più conosciuta in ItaliaNon so dalle vostre parti, ma qui a Bologna i Cent Shop stanno riscuotendo un successo incredibile. Questa nuova (per noi) generazione di negozi di oggettistica popola la città e sopravvive laddove altre iniziative dei liberi commercianti falliscono. Per chi non li conosce, si tratta di piccoli negozi dove tutto, ma proprio tutto, costa 1 euro. Non troverete mai un’etichetta col prezzo attaccata alla merce sugli scaffali perché ogni singolo pezzo esposto costa 1 euro. Una sorta di discount per l’oggettistica dove è possibile trovare di tutto: dalle tazzine per il caffè alle catene per le biciclette, dalla cancelleria ai vasi per il giardino, dai prodotti per l’igiene agli attrezzi per il bricolage. L’idea funziona, tanto che sempre più spesso mi capita di vedere per strada cartelli di segnalazione di un nuovo punto vendita.

Il primo negozio di questo genere che ho notato appena messo piede a Bologna è stato quello vicino alle due torri: piccolino, ma ben fornito. Da allora, in un vortice di entusiasmo tendente al comportamento ossessivo-compulsivo, sono sempre rimasto un abituale cliente di questi piccoli negozi (il mio preferito è quello in Via delle Moline).

L’altro giorno mentre ero in autobus, partendo dalla soddisfazione dell’ultimo acquisto (due tazze - mug - in stile tavola calda americana), ho cominciato a pensare alle caratteristiche principali di tali negozi, e ne è uscito fuori questo piccolo elenco:

  1. Il fattore più scontato: il 90% dell’oggettistica proposta in tali catene di negozi è “Made in China” o “Made in P.R.C.” (People’s Republic of China, che è la stessa cosa). Questo vuol dire bassissimi costi di produzione e dunque la possibilità di vendere ad 1 euro cose fino a poco tempo fa impensabili (torce, fasce muscolari, penne stilografiche, piccoli impianti per l’irrigazione del giardino, ecc.). Per i prodotti per la cura della persona invece la percentuale di prodotti “Made in Italy” è decisamente prevalente (per fortuna);
  2. Prodotti fuori moda/commercio: non di rado tra gli articoli di cancelleria è possibile trovare pezzi come quaderni ad anelli con la copertina che richiama vecchi programmi televisivi o competizioni agonistiche. Questo vuol dire che la merce fuori moda per i normali negozi convoglia nei Cent Shop, dove viene letteralmente “svenduta” (non si tratta di prodotti cinesi, ma italiani). Ricordo che ai tempi del liceo i quaderni ad anelli costavano come minimo 5-6.000 lire, e sto parlando di un periodo antecedente all’aumento dei prezzi dovuto all’euro. Se a questo aggiungiamo anche la naturale inflazione di tutti questi anni, la convenienza economica di un tale acquisto risulta ancor più sorprendente. Stessa cosa per le penne stilografiche che ho notato in un Cent Shop: probabilmente si tratta di rimanenze provenienti dalle tipiche uscite a fascicoli per collezionisti che ogni anno vengono proposte in edicola;
  3. Il prezzo talvolta inganna. Nello scoprire le tante proposte allettanti e convenienti di un Cent Shop, non si fa caso ad una cosa: determinate tipologie di prodotto vengono vendute paradossalmente ad un prezzo superiore rispetto a quello che normalmente viene applicato nei classici supermercati. Penso alle gomme per cancellare ad esempio, alle matite, ai quaderni: 1 euro è pur sempre un buon prezzo, ma non è raro trovare al supermercato la stessa gomma o la stessa matita (magari in confezioni multiple) a prezzi per il singolo pezzo più bassi. La mente in questo caso inganna: la stessa convenienza che troviamo nel comprare determinati prodotti automaticamente viene associata a tutti gli altri prodotti disponibili in negozio. L’acquisto compulsivo fa si che le persone si concentrino più sul prodotto bello/non bello che sulla comparazione del prezzo con altri negozi e discount;
  4. Il proprietario del negozio deve saperci fare: non basta aprire un Cent Shop per avere successo. Bisogna avere le giuste conoscenze e i giusti contatti (ed in questo le catene in affiliazione commerciale, o franchising, sono ovviamente avvantaggiate) per avere merce sempre nuova e originale. Il proprietario di un Cent Shop una volta mi ha raccontato che la merce gli arriva tutti i venerdì, e più o meno una volta al mese riesce a raggiungere un buon ricambio dei prodotti venduti. Per i prodotti che vanno a ruba, chi ha i contatti con i giusti fornitori è in grado di aggiudicarsi i restanti quantitativi di merce. Gli altri restano esclusi;
  5. Tutto ciò conduce ad un comportamento singolare: nel momento in cui si mette piede nel negozio, ci si dimentica del problema del prezzo. In tempi di “magra” come questi, riuscire a trovare un negozio dove il prezzo non è un problema sembra quasi un sogno, un’oasi nel deserto. Salvo poi realizzare col senno del poi (solitamente accade poco dopo essere usciti dal negozio) che quelle dieci cose acquistate costano sì pochissimo, ma tutte assieme fanno comunque 10 euro, 20 mila lire circa del vecchio conio. Per molti di noi una cifra non esattamente trascurabile. E qualcuno comincia a pensare: “Ma che l’ho presa a fare la torcia a forma di maialino?”. Oppure: “Ho preso un’altra tazza, anche se forse ne ho già fin troppe”;
  6. Nonostante gli effetti collaterali suddetti, questo genere di negozi fa bene. Fa bene ai clienti, che hanno modo di divertirsi a rovistare tra i cesti della merce, e risparmiare. Fa bene ai turisti ed ai visitatori, che hanno modo di portare a casa piccoli souvenir senza spendere un capitale. Fa bene ai proprietari dei negozi (se ci sanno fare, come dicevo), perché i clienti affluiscono con costanza e le casse non conoscono sosta.

Com’è andata a finire? #1: Facebook vs FriendFeed

Nella puntata del 15 marzo 2008: FriendFeed?

Aggiornamento del 15 aprile 2008: Facebook is kinda competing with FriendFeed, like it kinda competes with Twitter

Hanno la stessa reattività di un bradipo colpito da una pera di camomilla mentre guarda Incantesimo, ma alla fine…

Alfa 8C Spider, la classe non è acqua

Alfa-Romeo 8C Spider

Diciamolo: noi italiani siamo i più grandi cultori del bello a livello mondiale. Abbiamo un gusto unico ed una vocazione per il bello che nessuno al mondo può vantare, ma siamo talmente presi da quel senso di inferiorità che ci induce a rapportarci continuamente agli altri che quasi ci dimentichiamo di tutti quei campi nei quali siamo anni luce avanti a qualunque altro popolo. Che si tratti di un vestito o di un’automobile, il discorso è sempre quello: non ce n’è per nessuno.

Cosa dire allora di questo capolavoro su quattro ruote? Talmente bella che potrei guardarla per ore. A leggere i commenti degli appassionati poi, c’è da divertirsi. Il complimento più sobrio è da bollino giallo. E se perfino gli americani restano a bocca aperta e con un filino di bava che gli cola, vuol dire che il colpo di fulmine non conosce confini culturali.

Hanno colpito nel segno i creativi delle ultime pubblicità Alfa: il cuore ha sempre ragione.

Nota per me #1: aggiornamento WordPress 2.5

Nota per meSssa sssa prova! Uno due tre prova! Sssa! Ok. Data: domenica 6 aprile 2008. Oggetto: aggiornamento della dashboard di WordPress.com alla nuova versione 2.5. Gli utenti non apprezzano ed invocano il ritorno alla precedente versione.

Ricordarsi che: mettere mano ad un servizio Web e stravolgerne il layout non ha senso se si presentano al contempo tutte le seguenti condizioni.

  1. nessuno si è mai lamentato del layout ed anzi tutti lo trovano intuitivo sin dal primo approccio;
  2. lo stravolgimento del layout è fine a sé stesso e non apporta alcuna novità in grado di giustificare il cambiamento;
  3. si ignorano le più semplici regole dell’usabilità andando a duplicare contenuti/collegamenti e a penalizzare il contrasto dei colori;
  4. la scrollbar verticale improvvisamente diventa lo strumento più utilizzato del browser;
  5. si sostituiscono i colori sociali con un anonimo ed impersonale grigio topo;
  6. il font size cambia arbitrariamente prendendo almeno 5 dimensioni diverse all’interno di un’unica pagina;
  7. la stessa operazione di prima ora richiede un maggior numero di click;
  8. la pagina più importante (nella fattispecie Scrivi Articolo) perde in plasmabilità (leggasi Ajax) e guadagna un lungo codazzo verticale;
  9. si chiede il parere degli utenti, ma si ignorano i suggerimenti e le critiche;
  10. la migrazione del servizio è incompleta.

La Lonely Planet c’è! Guida agnostica alle guide turistiche

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La guida c’è, il passaporto pure. Quello che manca sono 10 giorni di fila completamente liberi per partire, preferibilmente in primavera o in autunno. Anche da solo.

Ottima iniziativa quella di Repubblica che permette di acquistare le Lonely Planet a 9,90 € al posto dei 18 €, prezzo pieno applicato in libreria. Ne ho approfittato con mucho gusto sia per NYC che per Londra.

Girando per il Web a caccia di informazioni e pareri sulle Lonely Planet ho scoperto che c’è un vero e proprio culto pagano per le guide turistiche. Naturalmente non mancano confronti e flame. C’è chi le vorrebbe aggiornate all’altro ieri, chi impreca contro gli autori perché il gelataio Pincopalla segnalato in via Vattelapesca ora è un sexyshop, e poi c’è chi, seguendo la guida alla lettera, si ritrova al tavolo del bar circondato da altri lonelyplanettari che hanno seguito le stesse indicazioni. Ed il bello è che rimane sorpreso! -.-’

Come in tutte le cose, anche nell’individuare la migliore guida i pareri sono discordanti. C’è chi afferma che le Rough Guides sono imbattibili, chi le considera un’imitazione delle Lonely Planet e preferisce queste ultime, chi loda la semplicità delle Routard, e chi non parte senza avere in macchina una guida del Touring Club. Facendo una media dei commenti dei viaggiatori più incalliti però, sembra che le migliori in assoluto siano le Footprint, dettagliate ed iper-aggiornate. Purtroppo non sono riuscito a trovarle in nessun negozio di Bologna e quindi ho il dubbio che non esista la versione in italiano. In libreria ho notato anche le guide del National Geographic, economiche e ricche di bellissime foto, e le Clup Guides, apparentemente ben fatte.

Anche in questo settore l’avvento di Internet ha cambiato le carte in tavola, penalizzando i produttori di guide turistiche. Se devo scegliere un hotel probabilmente darò maggior peso alle recensioni pubblicate dagli utenti/viaggiatori dell’impareggiabile TripAdvisor piuttosto che al commento stringato di una guida. Per non parlare poi delle tante guide gratuite disponibili su Internet, come Shmap o le Arrival Guides segnalate da Ryanair.

Gli editori sono corsi ai ripari escogitando nuove iniziative: Pick&Mix, che permette di acquistare via Internet singoli capitoli in formato PDF (utile per i viaggi con più destinazioni), social network, video sharing (esempio, lonelyplanet.tv) ed altro.

Resta il fatto che avere in tasca durante il viaggio la guida prediletta equivale ad avere sempre con se la garanzia di divertirsi e conoscere a fondo il luogo visitato. Ed io, a forza di leggere guide su New York, ormai la conosco meglio di Bologna.

Update: le guide Footprint sono finalmente disponibili anche in Italia (distribuzione White Star). Le ho viste proprio questa mattina e segnalo anche che fino ad agosto resteranno in offerta lancio ad un prezzo leggermente ribassato.

Il miglior Pesce d’Aprile per geek del 2008. Sottotitolo: quando lo scherzo diventa marketing virale

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Certo che il Web si è proprio scatenato ieri. La palma del miglior pesce d’aprile va a IGN, che con il trailer della fantomatica trasposizione cinematografica della serie The Legend of Zelda si è spinta ben oltre la semplice burla con un’accuratezza tale da stuzzicare e gettare nello sconforto i fan in tutto il mondo.

Per essere uno scherzo devo dire che è di una qualità esagerata. Ci sono più effetti speciali in questo trailer che in tutti i film italiani usciti nel corso del 2007. Nel complesso è piuttosto realistico, a parte qualche imperfezione e la faccia da merluzzo dell’attore che interpreta Link. Mi chiedo quale sia stato il costo della produzione. Probabilmente, tenendo conto anche del successo, sarebbe più giusto classificarlo con l’etichetta di marketing virale (?).

Update: questo editoriale di IGN spiega l’entità del lavoro dietro al trailer. In breve, è stato commissionato alla Rainfall Films ed ha richiesto 3 mesi di lavoro. Il regista è Sam Balcomb, che si è occupato anche degli effetti speciali con Final Cut Pro sul suo Mac.

Per i profani: IGN è un sito/network dedicato al mondo dei videogiochi, dal 2005 di proprietà del colosso News Corporation, cioè Rupert Murdoch. The Legend of Zelda è una delle più famose e amate saghe videoludiche, prodotta dalla Nintendo ed ideata da Shigeru Miyamoto.

Risorse correlate:

Il Web Browser è una commodity?

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Più simili sono le offerte tra produttori concorrenti, più i consumatori sono disposti a sostituire i prodotti e le imprese obbligate ad abbassare i prezzi al fine di non deprimere le vendite. Laddove i prodotti rivali sono virtualmente indistinguibili e dunque indifferenziati, il prezzo è l’unica base per la concorrenza. Questa è una definizione di commodity. Il grano, la frutta, il cemento, sono commodity perché sono privi di differenziazione fisica. Tuttavia, anch’essi possono essere differenziati in modo da creare valore per il consumatore.

Per fare un esempio, una banana è una banana. Quando siamo nel reparto frutta di un supermercato non scegliamo la banana in base alla marca, anche perché normalmente c’è un solo tipo di banana. Il più delle volte non ci passa neanche per la testa di scegliere le banane in base al produttore. Oddio, può anche capitare, ecco perché la Chiquita fa pubblicità: per comunicare ai potenziali clienti che le loro banane sono diverse da tutte le altre. E non lo fanno evidenziando caratteristiche fisiche o organolettiche, perché questo sarebbe più difficile. Lo fanno parlando in astratto, spiegando (attraverso la pubblicità) che una bella ragazza che prende il sole sulla spiaggia è una Chiquita, mentre il tizio goffo che fa bodybuilding a pochi metri è una banana comune.

Dunque la differenziazione si estende oltre le caratteristiche fisiche del prodotto/servizio e coinvolge qualsiasi possibile aspetto riguardante l’interazione tra l’impresa e i suoi clienti.

A questo punto la domanda è: il browser è una commodity?

Ovviamente no se si pensa alle funzioni ed alle opzioni che ciascun programma può vantare. Eppure ad un browser fondamentalmente si chiede una cosa solo: navigare. Alla fine dei giochi la cosa importante è che il programma sia sufficientemente leggero da non appesantire il pc, sufficientemente veloce da non provocare l’abbiocco da “attesa del caricamento pagina”, e soprattutto che la visualizzazione delle pagine web sia priva di errori. Il che avvicina in un certo senso il browser alla categoria delle commodities poiché tutti i browser più diffusi sono in grado di svolgere questa funzione in modo soddisfacente.

Le funzioni base sono ormai comuni a tutte le proposte, mentre le funzioni extra da sole non sono in grado di fare la differenza, altrimenti Opera dovrebbe essere il re indiscusso del mercato. Il browser norvegese quanto a funzioni è un punto di riferimento per tutti i competitor: molto spesso le idee partono da qui e si diffondono altrove con notevole ritardo. Speed Dial, gestione avanzata dei cookies, salvataggio delle impostazioni personalizzate per singolo sito, gestione dei segnalibri evoluta, pagine web ridimensionabili a qualsiasi percentuale (immagini incluse), client chat/mail/torrent, mouse gestures, funzione avanti/indietro per i siti multipagina, sincronizzazione, comandi vocali, sintesi vocale dei testi. Il tutto in circa 5MB di installazione ed una invidiabile leggerezza nell’utilizzo (puoi avere anche 20 schede aperte contemporaneamente, ma non noti alcun rallentamento).

Che sia forse il benchmark lo strumento in grado di influenzare le opinioni? O forse è più un gioco per supporter? I fan si scannano a colpi di test, ma la verità è che alla stragrande maggior parte della gente poco interessa se la pagina si carica un nanosecondo più velocemente. L’importante è capire se un browser funziona secondo le aspettative di chi lo utilizza.

Cos’è che fa la differenza allora? Motivi ovviamente diversi per IE, Safari ed Firefox. Per quest’ultimo la comunicazione e l’immagine friendly del mondo Open Source giocano un ruolo importante. Oltre ad essere un ottimo browser (con tanti difetti nella versione 2, ma con una brillante versione 3 in arrivo) è anche oggetto di strategie di comunicazione e marketing accattivanti e non aggressive. La crescita del numero delle estensioni e della qualità delle stesse poi, è più una conseguenza che una causa di tale successo.

Ecco quindi che la comunicazione torna a giocare un ruolo decisivo, riuscendo laddove le funzioni aggiuntive (Opera) e i risultati dei benchmark (Safari) da soli non bastano a convincere gli utenti.

Stream of Consciousness del lunedì sera

Tempi bastardi per noi tutti. Quello che accade da anni in Tibet è qualcosa di scandaloso. I cinesi covano ancora grande rancore verso i giapponesi per anni di soprusi, tanto che proprio non volevano saperne di quel buco circolare troppo simile al Sol Levante in cima al World Financial Center di Shanghai. Che dire allora della questione tibetana? Probabilmente non abbiamo idea di quanto possa essere grave la situazione da quelle parti e la cosa peggiore è che i paesi occidentali rischiano grosso anche solo mettendo becco nella discussione.

Altro scontro è quello silenzioso (un eufemismo) per le fonti energetiche, e l’Africa ne sa qualcosa. In più, l’elevato prezzo del petrolio è una manna per i paesi possessori di riserve di greggio costoso da estrarre e lavorare, come le riserve offshore o le sabbie bituminose. Nel Polo Nord si litiga per la proprietà della dorsale di Lomonosov. Canada, Russia, Danimarca e Stati Uniti si danno battaglia per estendere i propri confini verso quelle aree che celano riserve di olio e gas oltre i 10 miliardi di tonnellate. Il Polo Nord, secondo le convenzioni internazionali di diritto del mare, non appartiene a nessuno. L’attribuzione può accadere soltanto se una delle due nazioni è in grado di dimostrare che la piattaforma continentale sottomarina si prolunga dalla propria terra sino ad un dato punto del Mar Glaciale Artico. O dimostrando che la struttura della piattaforma continentale è simile alla struttura geologica del proprio territorio. Esattamente quello che ha cercato di fare la Russia, che non ha perso tempo ed ha piazzato la propria bandiera sul fondo del mare, ricordando dimostrazioni di forza d’altri tempi.

Per non parlare del problema del surriscaldamento del globo. Un problema per molti, ma non per tutti, visto che lo scioglimento dei ghiacci del Polo Nord al quale stiamo assistendo permetterà di percorrere nuove rotte, che ridurranno drasticamente tempi e costi. Per esempio, la rotta Londra-Tokyo via canale di Suez è attualmente di 24.000 Km, mentre la nuova rotta via Polo Nord permetterà di raggiungere la città giapponese in soli 15.000 Km.

Qualunque crisi ha i suoi pro (per alcuni) ed i suoi contro (per altri). E coloro che restano fuori dai giochi di taluni e talaltri sono troppo spesso destinati a prendersi un cazzotto per guancia.

Risorse correlate: I cartelli: l’infelice esperienza del 1928

FriendFeed?

FriendFeed è sulla bocca di tutti.

Jaiku offre praticamente lo stesso servizio, Yahoo ha appena prodotto qualcosa del genere mettendo mano al “nuovo” MyBlogLog e magari anche Google sta lavorando sull’incompiuto (fino a questo momento) Google Profile. Facebook poi… va beh, meglio non tornare su quel discorso. Poi ci sono Plaxo, Profilactic, Correlate.us (che merita un punto in più già solo per l’indirizzo fricchettone) ed altri.

Ma solo FriendFeed è sulla bocca di tutti.

Cercasi opinion maker a tradimento. ;)


P.S. Consiglio di anticipare i tempi e di aggregare tutto in un aggregatore di aggregatori come FriendFeedFeed. :P

Lettura online dei quotidiani italiani

Segnalo un paio di modi per leggere con calma sul proprio computer le pagine dei principali quotidiani e settimanali italiani.

  • Dal sito della Camera dei Deputati è possibile accedere alla rassegna stampa quotidiana. Le pagine (o meglio, i ritagli) sono in PDF e sono organizzate per tema.
  • Per le sole prime pagine italiane e internazionali c’è il sito PressDisplay.com.

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